STUDIOZETEMA 
03rd mag2018

Sovico, 02.05.2018

 

La diagnosi di Alzheimer arriva come uno spartiacque per tutti: sia per l’anziano sia per i familiari.

La diagnosi divide fra un mondo del prima e un mondo del dopo.

 

C’è un mondo del prima per l’anziano (il suo essere e-o essere stato figlio, marito, padre, lavoratore, ecc.) e per il familiare (il suo essere figlio, il suo avere un lavoro, degli amici, degli interessi, ecc.)

C’è un mondo del dopo per l’anziano (il suo essere smemorato, disorientato, i suoi errori, le sue stranezze) e per il familiare (la sua fatica, la rabbia, l’impotenza, il suo prendersi cura).

C’è questo ma c’è molto altro. Sia nel prima sia nel dopo di ciascuno si celano e si svelano le identità molteplici di ognuno.

 

La diagnosi suscita sui familiari reazioni intense e diverse: c’è chi mostra l’ondata emotiva con trasparenza (effetto medusa), chi invece non vede o cerca di nascondere il problema (effetto struzzo), chi reagisce combattendo e “senza guardare in faccia nessuno” (effetto rinoceronte) e chi invece occupandosi in tutto e per tutto del proprio caro creando un legame di dipendenza esclusivo (effetto canguro), o ancora chi è sempre insoddisfatto e alla ricerca di una risposta che lo soddisfi più della precedente (effetto zanzara). C’è chi poi, ad un certo punto, riesce a guidare l’altro e a far sentire la sua presenza ma mantenendo una certa distanza (effetto delfino) che consente a sé e all’altro di sentirsi ancora riconosciute come persone.

 

Dopo queste prime fasi il familiare si trova davanti alla domanda: e adesso come faccio ?

L’alzheimer ci pone davanti a dei paradossi e ci spiazza. Prendersi cura di una persona con alzheimer significa quindi prepararsi, significa diventare curanti esperti.

Ma esperti di cosa ? Se definiamo l’alzheimer una malattia della parola, diventare curanti esperti significa diventare esperti dell’uso della parola. Significa che il familiare davanti a ciò che l’anziano fa e dice in quel momento sa che l’anziano può fare e dire solo quello, e che lui invece può scegliere e decidere cosa dire e cosa non dire, cosa fare e cosa non fare. E sa che per scegliere ha bisogno di imparare.

 

La cura non è improvvisazione, è un percorso di grandi fatiche e opportunità, che parte prima di tutto dall’ascolto. E’ nell’ascolto dell’altro che riconosciamo anche nelle sue stranezze, anche nei suoi errori le sue identità molteplici.

 

La difficoltà di Ascoltare

Perché è così difficile ascoltare ? Senz’altro perché ascoltare non è un bisogno, anzi. Ascoltare significa rinunciare a soddisfare il proprio bisogno di esprimersi. Ma non è questo l’unico motivo.

  • Ascoltare vuol dire rinunciare a controllare (tutto). Significa accettare di lasciarsi guidare, dirigere e toccare dall’altro. Vuol dire concedere all’altro una libertà e un potere su di sé, come pure rinunciare (almeno temporaneamente) a utilizzare sull’altro il proprio potere.
  • Più profondamente ascoltare significa anche correre il rischio di sentirsi confusi, di non capire l’interlocutore, di non riuscire ad aiutarlo e soprattutto di non poterlo salvare. C’è quindi una specie di lutto da vivere, quello della nostra onnipotenza.

 

                                                                                    Patrice Ras


by zetema

05th apr2018

LO STUDIO DI PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA SI RINNOVA

Sono passati un po’ di anni dall’apertura dello Studio Zetema nel 2012, a Monza.

E negli anni tante cose sono successe. Tante persone e tante storie sono entrate in studio e ne hanno abitato il tempo e lo spazio, gli hanno dato forma e forma hanno preso… tanti pensieri, a volte netti e lineari, a volte ingarbugliati.

Tanti pazienti e tanti colleghi.

Ora lo studio si rinnova, e si può anche dire che un po’ “raddoppia”, con le due nuove sedi:

- a Villasanta (Monza e Brianza) in Via Alessandro Volta, 55

- a Milano in Via Copernico, 30

Per fissare un appuntamento o avere informazioni è possibile contattare il Dott. Ferrario Dario

al 3494346742 oppure tramite e-mail: dario.ferrario@studiozetema.it

 

 

 

by zetema

26th ott2015

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16th ott2015

Toc..Toc..

Pensare di chiedere aiuto in un momento di difficoltà non è immediato, ci si opera con tutti i propri mezzi per far fronte a quel disagio che ci perturba e a cui spesso non sappiamo o non osiamo dare voce. Anche quando il pensiero ci sorvola ci diciamo “ma no, posso attendere e vedere quel che succede, il tempo spesso aiuta ad arrangiare le cose” “non me lo posso permettere, sarà una spesa troppo elevata, non è prioritario, magari un salto in palestra, una chiacchierata tra amici, una weekend fuoriporta, mi possono essere di altrettanto aiuto…” “ e chi me lo fa fare di spendere altro tempo a pensare a ciò che mi disturba, forse è semplicemente meglio evitare di pensarci e tutto si sistemerà” “ devo trovare tempo, soldi ed energie… no!”
Sono, indubbiamente, affermazioni legittime e pure con gradi di verità. Esistono innumerevoli modalità e risorse che ognuno di noi ha a disposizione e utilizza per sopravvivere ad un’esistenza, spesso contrassegnata da fatiche e turbamenti ed è un bene che ognuno di noi se ne avvalga, soprattutto in situazioni d’emergenza.
Chiamare uno psicologo psicoterapeuta rappresenta una possibilità tra le altre, non con queste, per forza, in competizione, ma certamente una scelta diversa, impegnativa, e permetteteci per alcuni versi “coraggiosa”.
In primo luogo si tratta di regalarsi uno spazio per sé, dove arrestarsi e prestarsi ascolto: una pausa dai rumori della frenetica quotidianità per riprendere contatto con quel sé, sempre di fretta, affogato da pensieri, ingarbugliato in azioni, che fatica a comprendere come si sente e come ciò che sente lo può guidare verso un ben-essere, tanto desiderato.
In secondo luogo l’ascolto attento e partecipato dell’altro, in questo caso lo psicologo psicoterapeuta, che ha una formazione professionale specifica a tal riguardo, accompagna e sostiene il percorso di ciascuno, accogliendo la domanda iniziale, curandone, promuovendone, gli sviluppi e il racconto che ne deriva.
Nella relazione di fiducia, che, via via, si crea, s’intravedono e si costruiscono risposte, direzione, sensi, che aiutano non solo ad attraversare le proprie sofferenze, i propri vissuti emotivi, ma pure a vivere in maniera efficace e attiva la propria realtà.
Sono previste tariffe calmierate, per consentire anche a chi avesse difficoltà economiche di intraprendere un percorso psicoterapeutico e/o di favorire di consulenze psicologiche.
Di fatto consideriamo ingiusto che i bisogni emotivi, psicologici, che per la loro natura, meno concreta di altri, sono spesso trascurati, non possano trovare spazio e ascolto a causa di questioni prettamente economiche.

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14th lug2014

GRUPPI DI PAROLA SETTEMBRE – OTTOBRE 2014 – MILANO CONSULTORIO KOLBE Viale Corsica

In partenza a Settembre – Ottobre un Gruppo di Parola per figli di genitori separati a Milano, presso il Consultorio Familiare Kolbe di Viale Corsica, 68.

Scarica la locandina per informazioni e contatti:

Gruppi di Parola Settembre – Ottobre 2014

 

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27th gen2014

GRUPPI DI PAROLA PER FIGLI DI GENITORI SEPARATI

Il Dott. Dario Ferrario e la Dott.ssa Monica Martini organizzano presso lo studio di Psicologia e PSicoterapia Zetema Gruppi di Parola per figli di Genitori Separati.

La separazione e il divorzio sono eventi che inevitabilmente investono la famiglia nel suo complesso, coinvolgendo sia i coniugi che i figli, oltre alle rispettive famiglie di origine.
I bambini che stanno vivendo questa trasformazione intergenerazionale della propria famiglia, sono spesso abitati da preoccupazioni e ansie per quello che sta succedendo loro e ai loro genitori, e difficilmente ricevono un sufficiente spazio di ascolto, che non sia solo quello delle CTU, degli avvocati, dei giudici, né quello del conflitto fra coniugi dove ciascuno cerca di “portarlo dalla propria parte”.
Anche quando i genitori credono di essere riusciti a tenere i figli fuori dal conflitto, i bambini in realtà recepiscono le vicende dei “grandi”, soprattutto quando li riguardano, facendosene carico.

Partecipare ad un Gruppo di Parola permette infatti ai bambini di esprimere ciò che provano: emozioni, dubbi, timori, fantasie, preoccupazioni che occupano la loro mente. La condivisione tra bambini permette di non farli sentire soli, di nominare l’evento della separazione, che in questo modo viene decifrato e ridimensionato, e di poter acquisire strategie praticabili nel proprio contesto familiare, riavviando o consolidando la comunicazione all’interno della famiglia. In questo modo il gruppo aiuta il bambino ad aumentare la sua autostima, sperimentando rispetto alla separazione dei genitori una posizione più attiva in cui può mettere in gioco le proprie risorse.

Obiettivi del gruppo
• vivere un’esperienza all’interno di un ambiente di ascolto, accogliente e sicuro, con il consenso dei due genitori e con l’aiuto di professionisti esperti nell’ascolto dei bambini che vivono in famiglie separate o in famiglie ricostituite;
esprimere sentimenti, ansie, paure e speranze attraverso la parola, il disegno, i giochi di ruolo, la scrittura, ecc;
• poter porre delle domande e poter avere delle informazioni;
• trovare una rete di scambio e di sostegno tra pari che hanno vissuto le stesse vicissitudini;
• avviare un processo di ricostruzione di fiducia nei legami;
• scoprire nuovi modi per dialogare con i genitori e per affrontare la riorganizzazione familiare;

Destinatari
I destinatari sono bambini e ragazzi figli di genitori divorziati o separati, indipendentemente da quando la separazione e il divorzio siano avvenuti. È possibile fare gruppi con bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni e gruppi rivolti ad adolescenti tra i 13 e i 16 anni. I gruppi sono composti da min4 max 8 ragazzi.

Parallelamente al gruppo dei figli, questo percorso prevede l’esistenza del gruppo dei genitori, coinvolti in fasi specifiche e destinatari non secondari dei Gruppi di Parola.

Tempi e spazi di realizzazione
Come descritto nella metodologia, il percorso si sviluppa con i seguenti tempi:

- incontro di un’ora di presentazione con i genitori;

- quattro incontri di gruppo con i figli, di due ore ciascuno, di cui l’ultimo prevede il coinvolgimento dei genitori;

- possibilità di un colloquio con i conduttori per i genitori di ciascun bambino a fine percorso.

Contatti e Informazioni
Dott. Dario Ferrario cell. 3494346742
Dott.ssa Monica Martini cell. 3475436512
info@studiozetema.it

 

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18th lug2013

PRIMO COLLOQUIO GRATUITO

Lo Studio di Psicologia e Psicoterapia propone un primo colloquio gratuito al fine di raccogliere la domanda ed esplorare, insieme alla persona che lo richiede, un bisogno specifico.

Il primo colloquio rappresenta per noi  un momento importante, di reciproca conoscenza e di valutazione di quello che può essere il percorso più idoneo per rispondere a ciò che il paziente porta. Ci si presenta, si definiscono le motivazioni, le aspettative, le richieste. Nel primo incontro sarà anche possibile fare tutte le domande rispetto all’eventuale percorso proposto (tempi, costi, modalità di intervento) e mettere a fuoco quale sarà l’obiettivo del percorso stesso.

 

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06th mag2013

L’Assistenza Domiciliare per Minori dalla convenzione all’accreditamento

L’Assistenza Domiciliare per Minori dalla convenzione all’accreditamento

Intervista a Roberta Ambrella e Dario Ferrario, coordinatori ADM della Cooperativa Sociale Cogess e a Sabina Nanti, Responsabile Tecnico della stessa Cooperativa.
 

Quali conseguenze del passaggio all’accreditamento nei servizi di ADM? Che cosa significa pensare e tradurre il tema della libera scelta e del protagonismo delle famiglie nei servizi e negli interventi per i minori e le famiglie?

 
Premessa

 

Lo stato dell’arte dei servizi educativi domiciliari per minori appare oggi, su territorio regionale, molto eterogeneo e con connotazioni e forme di gestione differenti. Sebbene la Regione abbia spinto, negli anni, verso l’accreditamento e la voucherizzazione di servizi e prestazioni in diversi ambiti, questo non è avvenuto in modo importante per i servizi per minori e assistiamo oggi, a livello regionale, a modalità molto eterogenee di gestione degli stessi servizi.

 

Alcuni Ambiti hanno mantenuto, negli anni, l’affidamento dei servizi di ADM tramite bando, spesso optando per una convenzione unica con un unico ente gestore, mentre altri Ambiti hanno optato per il sistema di accreditamento, accreditando diversi Enti gestori e generando, di fatto, la co-presenza su uno stesso territorio, di diverse organizzazioni che si trovano in questo modo a “suddividersi” gli interventi, col rischio di una parcellizzazione e frammentazione del lavoro e del raccordo con i servizi.

 

Lombardiasociale.it propone una riflessione che da un lato, esplora, con il contributo della Cooperativa Cogess, gli effetti del passaggio verso l’accreditamento nella gestione dei servizi di ADM.

Leggi l’intervista completa cliccando qui

 

 

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18th apr2013

Incontri che lasciano il segno

 

 

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17th gen2013

Riflessioni sul primo incontro di discussione “Coltivare le Relazioni” di Sabato 12 gennaio 2013

Sentiamo la necessità di mettere per iscritto qualche impressione riguardo al momento condiviso sabato e restituirvi, ringraziandovi, queste righe che ci traghettano al prossimo incontro.

 È stato bello per noi vedere nello stesso “orto” uno spazio per ciascuno, uno spazio preparato e pensato, fatto per-…

 Con grande generosità vi siete aperti,  avete offerto, a voi e al gruppo, un’intimissima presentazione di voi stessi.  Noi tutti abbiamo ascoltato, accolto ciascuna storia, il proprio modo di sentirsi esistere, il personale modo di far fronte a circostanze avverse e imprevedibili, come  quelle date dal convivere quotidianamente con il limite e l’impotenza. A fatica qualcuno presentandosi si è ricordato di dire il proprio nome, per molti altri in primo piano un ruolo, una identità, una preoccupazione o paura…

 Abbiamo sentito una grande vicinanza di animi, al di là delle differenze date da gravità patologiche, composizioni familiari, modalità e caratteri personali. Per qualcuno “non c’è soluzione” per qualcun altro “non c’è nulla di impossibile”, e nel mezzo ciascuno ha ritrovato se stesso e la sua posizione, il suo atteggiamento materno/paterno verso un figlio da crescere…

 La commozione, oltre le parole, ha raccolto tanti piccoli fili tessendone uno unico, così da disegnare, rendendola evidente ai nostri occhi,  la qualità del vostro essere genitori, che si colloca dentro una complessa sperimentazione quotidiana di voi stessi, una stravolgente messa in discussione di valori, identità e rapporti, ben oltre l’esperienza di una “genitorialità qualsiasi”.

 La complessità emerge chiara e si fa a tratti ambivalente: l’amore infinito convive con la rabbia e la frustrazione; il coraggio e l’energia dell’andare avanti si accompagnano alla fatica di  accettare ostacoli, ritmi, limiti dati e reali; la dedizione totale di voi stessi a vostro figlio e il legittimo bisogno di uno spazio di respiro; il figlio e gli altri figli…; la ricchezza personale nata con vostro figlio e nutrita dal suo desiderio di vita  e le preoccupazioni circa gli scenari futuri senza di voi….

 Storie, tante e diverse, con l’elemento comune di un limite con il quale necessariamente occorre fare i conti: vederlo e accettarlo per passare dall’impotenza ad una potenza relativa ma fonte di sicurezza. Grandi divari tra un ideale e un reale come un pugno di emozioni nella pancia… ed aspettiamo così lo spuntare dei bulbi piantati insieme nella terra, bulbi rivestiti di domande, di attesa, di curiosità…

 

Un inizio sorprendente, sorprendentemente ricco…

 

 Grazie a tutti, ci vediamo a febbraio per l’incontro di ortocoltura…

  

Dott. Dario Ferrario

Dott.ssa Francesca Cadeo

Dott.ssa Martina Guerrini

 

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